lunedì 9 dicembre 2013

Boom

Il cluster si disperse in una miriade di colori luminescenti, intersecandosi con le onde elettromagnetiche. Lo spazio e il tempo diventarono antitetici e nonostante lo scintillante bagliore dei cristalli di lana merinos, la realtà si piego' allo scuro del crepuscolo. Lunghezze d'onda troppo estreme, suoni confusi, temperature prossime alla soglia del dolore fecero da sfondo ai variopinti mesi di ottobre. La magia di un'estate calma ma tormentata si poteva facilmente scambiare per pochi spiccioli al mercato. L'interruttore della riduzione di pressione scatto', colorandosi di violetto. I centimetri si fecero più simili agli eruditi viaggiatori d'oltre alpe, imitando una nuova sana e infinita realtà. Lucio brucando tutto il suo prato mori' sull'erba, solo e coperto di humus. Allieta divise il pane, ne diede meta di mezza porzione al doppio dei suoi figli, confondendoli e causandone la morte per confusione. Alexander scarico' alcune nuove pene corporali, vigilando sull'amico ferito. Ferito veglio' esangue nel tumulto del rosa confetto. Gli abitanti della casa si trasformarono in polvere di abitanti della casa. Delirando delizia da ogni dove, il governo non fece nulla. I dazi doganali non erano presenti, non essendoci nessuna dogana. Dimetrodiego, dall'alto del suo nome semipreistorico, osservo 'l'esplosione in lontananza, al sicuro nella sua cella. Don Worry prego' per la salvezza della sua Chiesa Neurale e fu accontentato. La Signora Rosa, incredula, si rintano' nell'abitacolo del suo MIG 21.
La luce, scomposta e ricomposta, prismatica, ondulatoria e corpuscolare fu cosi intensa che qualcuno penso' di trovarsi di fronte ad una luce intensissima.
Poi la calma, il silenzio, la disperazione, il Libro Cuore e la tragica scoperta di quanto la realtà fosse più misera e deturpata rispetto al più tetro incubo.

lunedì 25 novembre 2013

Free

Una mattina come tante, uguale alle altre. Dal letto in terra battuta si poteva osservare tutto il letto. La stanza era quella tipica di ogni ospedale. Letto al centro, macchinari per la misurazione dei valori vitali a destra, comodino con avvoltoio a sinistra e rododendri pendenti dal soffitto. L'infermiera entro' nella stanza passando dalla finestra, il contenuto limaccioso della cassetta di sicurezza traboccava ma era abbastanza nascosto per non essere visto. Ad un tratto in un'altra stanza il professore rivolto' un guanto e indosso' il pennacchio da guerra. Quella stanza si fece buia e le luci della macchina per la pressione cambiarono da verdi a rosse.
Era ora di andarsene da quel luogo. La struttura dell'ospedale era a pianta esagonale, con le due torri più alte corrispondenti ai fuochi dell'ellisse. Le vie di fuga, si sapeva, erano poche e molto ben sorvegliate. Anche se il complesso non era pensato per contenere le persone contro la loro volontà, negli ultimi anni troppi casi di pazienti pericolosi avevano convinto le autorità' a intensificare le misure di sicurezza. Termoscanner, rilevatori di pioppo, sensori ad alto rendimento acustico, piattaforme illuminate con le luci di Natale, erano solo i primi dispositivi conosciuti dai cittadini al di fuori del personale medico. Don Worry era stato ricoverato per eccesso di zelo, e se ne stava nella sua stanza da quasi un anno. Dalla sua finestra si poteva vedere l'ala orientale di Megalopoli durante le prime luci dell'alba, prima che la pesante coltre di fumo misto ad inquinamento industriale coprisse tutto il fondo della grande valle. Le montagne al di sopra di Megalopoli erano note per essere pericolose quasi quanto i quartieri più cupi, ma a differenza della città, il freddo glaciale e gli animali selvaggi fungevano da grosso deterrente, sia per avventurosi in cerca di risorse sia per gli stessi abitanti, abituati a rimanere protetti dalle mura di casa.
Il giovane prete, osservo' l'infermiera compiere le operazioni giornaliere, la vide misurare la temperatura la pressione, la viscosità il tasso alkalinico e l'eventuale presenza di saccaridi policiclici dal grosso contenitore delle tartarughe da ospedale, tipiche di ogni stanza. Ultimati gli esami, l'infermiera tolse la sicura alla pistola di vernice e inizio' a dipingere la stanza, coprendosi la mano con la bocca. Il rumore del compressore di vernice copriva la fastidiosa musica proveniente dagli strumenti di misura della stanza, dopo qualche ora la stanza era perfettamente colorata di verde. Don Worry attese con pazienza l'uscita dell'infermiera, scese con cautela dal letto e divise dietro di se le due meta' del ribaltone, convesso come la sua stessa paura. Il corridoio sembrava deserto, ma di certo non era una buona idea avventurarsi verso quella direzione. Apri' invece la finestra trovandosi di fronte una pesante coltre di nebbia tossica e maleodorante. Si lancio' nel vuoto, lasciando speranza fastidi e paura nella stanza. Il dispositivo di atterraggio portatile, di cui tutti gli esseri umani erano dotati sembrava funzionare bene, infatti il prete si adagio' senza dolore ai piedi della statua a forma di Groenlandia di Ipocrita, fondatore dell'ospedale. Era libero di scendere da quelle maledette montagne e iniziare una nuova vita.
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lunedì 18 novembre 2013

Rosa

"Uomo, tu sarai condannato a bere una media di Gange tutte le mattine, suderai con il dolore delle fronde, mesto sul palmo di troppe mani, e cosi sarà ne secoli dei secoli, dormirai di notte e vivrai di giorno come se fosse tra due notti, gheriglio fastidio e perineo..". Il sacerdote concluse la lettura sacra con il suono della trombetta, quella che si allunga insufflando in essa. La signora Rosa, vestita di nero, assorta in una meditazione penitente riapri' gli occhi, quasi a conclusione del momento denso di sacralità'. Lei conosceva Don Worry ormai da molti anni, da quando era giunto dalle montagne al di la' di Adventure City. 
Tutte le mattine la signora Rosa si recava alla Chiesa Neurale per rendere Grazia al sacerdote, assiduo lettore della rivista femminile, presa in prestito giornalmente dopo ogni funzione. A lei piaceva ascoltare le sacre scritture, lette e spiegate da Don Worry, ma la sua ritrovata devozione era dovuta di sicuro ai recenti fortunati eventi. Vincere 5 miliardi di crediti era stata la cosa più bella della noiosa vita della signora Rosa. Normalmente si trastullava di fronte alla tv, tessendo trame, cucendo e ricamando. Da buona cinefila possedeva una discreta collezione di vecchi film dei secoli scorsi, ma fra tutti i titoli a catalogo, "Top Gun" con Tom Cruise era di certo il suo preferito. Proprio grazie alla passione per le battaglie nei cieli, in cui vecchissimi velivoli da guerra a combustibile fossile bombardavano, con munizioni esplosive, innocenti civili, aveva deciso di investire parte dei suoi crediti nell'acquisto di un aereo militare. La signora Rosa, ormai settantenne, secondo le leggi di Megalopoli poteva pilotare un velivolo solo dietro prescrizione medica, cosa non difficile da ottenere con la sua nuova fortuna pecuniaria. Il figlio della signora Rosa, Ellenio, da poco entrato a far parte dell'Agenzia, aveva ottime conoscenze per aiutarla a superare ogni controllo di idoneità per ottenere una licenza di acquisto di armi prebelliche di vecchia generazione. In men che non si dica, la signora Rosa aveva acquistato un Микояна и Гуревича МиГ-21, nome in cirillico per Mikoyan-Gurevich MIG 21, dal vecchio negozio di velivoli militari sovietici di Megalopoli. Ellenio, per la festa del Viale del Riposaio, aveva fatto consegnare alla madre una rarissima RDS-220 (o Bomba Zar), un ordigno all'Idrogeno capace di sprigionare fino a quasi 60 megatoni di potenza (60 milioni di tonnellate di tritolo). 
L'aereo della signora Rosa era parcheggiato fuori dalla Chiesa Neurale, pronto al decollo, ella tuttavia non decollava mai, si limitava a usare il propulsore per muoversi sulla terraferma, ma quel giorno dopo la funzione aveva deciso di decollare, e librarsi nel cielo. Nessuno dei residenti di Viale del Riposaio si recava ad una Chiesa cosi lontana, quale momento migliore per mostrare il proprio gioiello a sconosciuti? Una giovane marmotta aiuto' la signora Rosa a salire sul velivolo nero, che era orientato proprio in modo da avere la cabina di fronte al portone azzurro della Chiesa Neurale. I fedeli videro la signora sistemarsi con cura i bigodini, sorridere e salutare Don Worry con un cenno della mano. Improvvisamente un suono sinistro proveniente da destra avvolse il quartiere, fino a rendere inutile ogni riferimento a direzioni e luoghi. L'inconfondibile rumore di accensione di un sincrotrone si era propagato in tutto il quartiere, il pensiero di tutti, cosi come lo sguardo, si rivolse al grande Tiglio Argenteo, simbolo di prosperità' e benevolenza. La signora Rosa, indispettita per la perdita di attenzione nei suoi confronti, maneggio sgarbatamente i comandi del MIG 21, e dopo poco si ritrovo' nel bel mezzo della sequenza decollo, ignara di come interrompere l'operazione, e sinceramente dispiaciuta di non aver saputo cogliere l'insostenibile leggerezza di quell'eschimo mentale, sceso nel cuore dei fedeli. 
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venerdì 15 novembre 2013

+ 5

Norvegio della Francesca, nome in codice del robot di Aleffio, aveva un sistema di guida non certo semplice da capire. Aleffio quotidianamente affrontava lo stesso problema: scegliere il percorso migliore per fare visita a piu' case, medio borghesi, possibili. Ogni giornata di lavoro era associata ad un'ampia zona urbana, e ricoprire l'area di Adventure City non era cosa da poco. Malgrado le difficoltà i recenti successi imprenditoriali avevano garantito una sorta di promozione al ruolo di "Libero Commesso Viaggiatore", il che in breve significava potersi spostare in ogni angolo di Megalopoli, anche al di fuori di Adventure City. I robot dei colleghi-rivali-concorrenti erano dotati di un sistema di guida di prima generazione. In pratica al computer di bordo veniva fornita una mappa del territorio, e grazie alla diretta applicazione della Teoria delle Reti Neurali, un Ciclo Hamiltoniano aiutava a calcolare il giusto percorso, cercando di ottimizzare tempi e spazi. Un'intelligenza artificiale rozza a confronto di quella del robot di Aleffio. Egli aveva messo a punto un complesso sistema di "pesi" per valutare la probabilità che una casa fosse appartenuta ad una famiglia medio borghese e quindi a potenziali clienti. La velocità di apprendimento del Commesso Robot era stratosferica. Mentre questi volava nei cieli, in viaggio verso la prossima destinazione, memorizzava tutti gli elementi del paesaggio e numericamente valutava la possibilità di concludere qualche affare, "+1 - Quartiere 356 Cubo Bis, rilevata piscina in costruzione, possibile cliente benestante" , "+2 - Vialetto del Riposaio, acquistato MIG 21 da signora in pensione, possibile vincita economica", "+3 - Rilevata presenza di cadmio liquido su steccato di famiglia di Indiani d'America, possibili attività radioattive costose".
La raccolta di informazioni era la vera forza di Aleffio, il robot adattava il suo percorso nel modo più efficiente possibile in base a valutazioni di carattere sociale/economico, si fermava dove era più alta la probabilita' che qualcuno potesse comprare gli Obelischi. I cammini hamiltoniani erano roba poco piu' evoluta di "unire tutti i puntini senza staccare la penna dal foglio"; Aleffio vantava invece una delle più evolute reti di Hopfield, in grado di auto programmare geneticamente un sistema di pesi sempre in evoluzione, il cui pregio maggiore risiedeva proprio nel velocissimo apprendimento e nella resilienza alla variazione delle condizioni osservate.
Quel giorno Aleffio sorvolava una vecchia area di Megalopoli in cui molti anni prima era stata costruita una Chiesa Neurale, dove il robot aveva voluto a tutti i costi passare dopo aver registrato anomale fonti di energia. A volte i sensori del robot erano stati traditi dalla stranezza di certe situazioni, ma raramente un peso veniva assegnato con leggerezza. Il vasto display a raggi rossi del robot indico' "+5 , Rilevata smodata fonte di energia coincidente con abnorme quantità di gomitoli di lana merinos". Aleffio, passando alla guida manuale, inizio' la procedura di discesa. Il celeberrimo Tiglio Argenteo era stato registrato piu' volte dal robot come notevole fonte di energia e non era certo la causa di quella improvvisa segnalazione degli strumenti di bordo. Aleffio non si ricordava che l'albero si trovasse proprio li', lo aveva visitato soltanto una volta moltissimi anni prima, quando aveva accompagnato sua nonna alla ricerca dell'Arca per Due, un mitico manufatto in grado di ospitare comodamente due persone oltre ai segreti del mondo. 
Il robot, come di consueto, atterro' ad una ragionevole distanza dal luogo segnalato, per evitare falsi positivi e verificare la correttezza della segnalazione. Fu allora che, una luce bianca, intensa e fulminea baleno' nel quartiere; non ci fu alcun rumore, ma la sensazione di persone sciolte si fece sentire di li' a poco, seguita da elevata temperatura e dal rarissimo fenomeno di cristallizzazione della lana merinos.
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mercoledì 13 novembre 2013

Pauli

L'orologio digitale segnava  3.14 a.m., quella maledetta insonnia non mi lasciava tregua ormai da mesi, le mie ricerche, il mio lavoro, le mie indagini potevano godere di un ammasso di tempo sempre più ampio e sofferto. Gli oggetti di notte avevano un fascino diverso. Di fronte a me il solito terminale da 14 pollici, ingiallito da tempo polvere e vernice gialla, era l'unica fonte di luce della stanza. Il mio viso e tutte le cose intorno a me apparivano velate da un lieve colore azzurro, mentre il cursore lampeggiante costituiva l'unica variazione geometrica sensibile nel mio campo visivo, come il metronomo ricorda al musicista la regolarità matematica della musica, esso ricordava a me lo scorrere improduttivo del tempo. Decisi di alzarmi per riposare gli occhi, giù in strada un coyote stava divorando la signora che avevo incontrato la sera prima di fronte alla porta della Chiesa Neurale, seguii la carcassa della donna farsi sempre più frammentata, e l'animale cibarsi sempre con meno avidità. Non era strano incontrare animali selvatici a Megalopoli. Quella città si estendeva ormai per alcuni parsec quadrati, mari, monti, grotte, foreste, deserti, ghiacciai erano stati annessi a Megalopoli per volere di Megalopo, re di Megalopoli. 
Avevo deciso di vivere in quel quartiere da quando il Tiglio Argenteo aveva ricominciato ad emanare radiazioni β. Ci sono tante manie che possono rendere l'uomo schiavo, la mia non era passione per la fisica nucleare, io collezionavo neutrini. All'interno di un nucleo atomico neutroni e protoni sono tenuti insieme grazie a quella che si definisce"interazione forte", ma in un nucleo radioattivo, quando avviene la conversione di un neutrone in un protone, si osserva l'espulsione di un elettrone ad alta velocità, e per il bilancio energetico della quantità di moto, un neutrino viene prodotto. Il grande Tiglio Argenteo era la mia fonte preferita di neutrini. Come un qualsiasi altro collezionista ero ossessionato da avere sempre più neutrini, benché' non li potessi vedere, sapere che erano li, confortava la mia vita. 
L'orologio digitale segnava 5.63 a.m., un'ora improbabile. Le prime luci dell'alba stavano per schiarire Megalopoli, la strada ora era deserta, i membri del Circolo Polare Artico avevano ripulito i resti della signora dilaniata qualche ora prima, io non avevo ancora dormito. Decisi di coricarmi, ma lasciai il terminale acceso per precauzione. Mi sveglio' il suono della sirena che nuotava nel mio acquario. Avevo dormito solo poche ore, un forte mal di testa mi ricordava di smettere con la cleotoxina, lo schermo del terminale mostrava la chiara notifica di un messaggio di posta, mentre un tempesta radioattiva faceva da sfondo al mio risveglio. Mi alzai di scatto, presi la coloreria  dalla sua custodia di velluto trasparente, e lisciando il pelo di Pauli mi misi al computer, curioso di leggere il messaggio. "Conferma spedizione, 100 t di lana merinos verrà consegnata nel pomeriggio all'indirizzo da lei indicato". Non esiste lana migliore di quella, pensai. 
Tornai a svolgere la mia attività, per migliorare lo studio dei neutrini mi ero abbonato ad un mensile del settore dal titolo "Costruisci il tuo Sincrotrone", e mi ero cosi dedicato anima e copro a dotare casa mia di un acceleratore di particelle per lo studio della fisica dello stato solido. In pratica avevo un anello in soggiorno, costruito da me, in cui facevo viaggiare particelle cariche ad una velocità prossima a quella della luce, costrette da un campo magnetico a muoversi secondo traiettoria curva. Tanto più elevata la velocità delle particelle, tanto minore la lunghezza d'onda e tanto maggiore l'energia trasportata. Sapevo di compiere attività illegali, ma cosa poteva andare storto? Mi preparavo per lo studio del Grande Tiglio Argenteo, il mio piano era di utilizzare la luce del mio sincrotrone, fatto in casa, per esaminare il Tiglio sotto la sua corteccia Argentea, e finalmente sapere. 
L'orologio digitale segnava le 2.14 p.m., prevedevo di ricevere la spedizione di lana merinos nelle ore successive. Ad un tratto suono' il segnalatore di presenza acustico, capii subito che qualcuno stava premendo il dispositivo digitale montato sulla mia porta di ingresso. Sincronizzai la telecamera sul viale di casa e vidi un grosso camion, primo di una fila di tanti altri camion, tutti in attesa di un mio gesto per iniziare a scaricare tutta quella lana. Non avevo pensato a dove mettere 100 t di lana merinos, avrei dovuto pensarci. Quel sito di vendita online di gomitoli era sembrato troppo conveniente per essere vero, "compri 10 paghi 1 il triplo, ogni 300 pezzi hai in regalo la possibilità di comprarne 200 a prezzo doppio, oltre i 1000 pezzi consegna gratuita e camion in omaggio a prezzo chiavi in mano", forse avevo esagerato, ma mi serviva qualcosa di caldo per l'inverno. Feci un cenno al primo dei tanti autisti, e in pochi minuti mi trovai con una montagna di gomitoli di lana merinos in giardino, quasi alta come il Grande Tiglio Argenteo. 
Ero pronto a scendere in strada con il mio sincrotrone e testarlo, quella notte avrei agito. Pauli era di fianco a me, nervoso e coperto di albicocche. Iniziai la sequenza test del sincrotrone..
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domenica 10 novembre 2013

Entropia

Aleffio, svogliato e prematuro, trattenne il respiro per cambiare colore, in quella mattina senza sole. I toni della sua carnagione chiara si fecero sempre piu' scuri in un gradiente cromatico che sfiorava blu verde e viola. Quasi morto per la mancanza di aria decise di tornare del suo colore originale e di alzarsi dal suo comodo e caldo letto.
La stanza era come l'aveva lasciata la sera prima di addormentarsi, gli alambicchi colorati sulla scrivania ora ribollivano e il triste acquario voto, che un tempo ospitava una invidiabile fauna ittica, ora giaceva inerte con tutti i pesci maleodoranti e decomposti. Aleffio aveva usato il proprio acquario per dimostrare il Secondo Principio della Termodinamica alla sua ex fidanzata."Vedi amore, nel mondo come lo conosciamo l'entropia domina gli eventi. Possiamo definire l'entropia come l'unita' di misura del disordine. quando c'e' entropia le cose non possono tornare indietro. Ora ti dimostro perche' la tua consueta frase - non sei piu' quello di una volta- non ha senso. Guarda il mio acquario, vedi che i pesci nuotano sereni e giocosi? Bene ora applichiamo questa fonte di calore disumana al fondo dell'acquario. Variamo la temperatura da T1 a T2, diciamo dai 25 gradi ai 150 gradi centigradi. Ora il nostro acquario e' una zuppa di pesce, vedi amore tutti i pesci morti?. Ora spengo la fonte di calore e inserisco un po di ghiaccio per abbassare la temperatura da T2 (150 gradi) a T1 (25 gradi), i pesci non nuotano piu', non posso riottenere lo stato iniziale, eppure ho variato solo un parametro (T) lunga la freccia del tempo. Capisci? Ho generato entropia, la reazione Acquario-Zuppa di Pesce e' irreversibile" Quella fu l'ultima cosa che Aleffio disse, lei sbotto', sbatte' la porta e sbuffando scappo' via sulla sua Bugatti. Da allora era iniziato un inferno domestico, ed egli aveva sempre con se un pacchetto di fazzoletti di carne e piangeva con la faccia sporca di sangue dei fazzoletti.
Quella mattina il sole era ancora coperto dalle nubi di inquinamento acustico, si sentiva sempre il trillio dei trilli dalla finestra di casa, ma non ci si faceva piu' caso, eppure in quel momento un silenzio quasi irreale echeggiava nel cupo germogliare della Primavera su Adventure City. 
Il droide preparo' la colazione con il solito rituale automatico, Aleffio odiava quell'affare, ma gli era stato regalato da Lei, come poteva disfarsene? La cucina, in penombra, era avvolta da un profumo di olio da camion, non avrebbe dovuto invitare la sera prima quel suo amico meccanico che adora parlare di motori, Aleffio aveva dovuto assistere in diretta a ben quattro disassemblaggi di vari motori a casa sua. "Vedi qualcuno, divertiti, invita amici a casa", era stato il consiglio della sua vecchia zia per combattere la solitudo. Sembrava che la vita si fosse fermata, senza di Lei tutto era privo di senso. Il cibo preparato dal droide era saporito, ma la programmazione del menu' dava ancora dei problemi. Da quando Aleffio aveva impostato la scelta delle pietanze possibili su "Estrema varietà'", stanco ormai di uova e pancetta tutti i giorni, il droide preparava i piatti piu strani nell'eseguire il programma "alimentazione", tuttavia "quaglia ripiena" e "panna impannata all'uovo di leopanda" non erano l'ideale per il cuore debole e sofferente di Aleffio. Consumo' il cibo in fretta, senza deglutire, e chiese al droide qualcosa da bere di "nuovo e fresco". Sul display del cuoco robot apparve un volatile giallo, con le spine, e in pochi secondi una caraffa di succo di anatras fu servita, dolce ma con troppe piume per essere piacevole.
La mattinata non prometteva bene, Aleffio indosso' la sua tuta, il casco e i guanti, prese una miniatura dello Storione Assassino, il sapone e la loncandina della Corrida di Corrado. Scese le scale veloce, attento a cadere, infatti scivolo' sul sapone, ma il casco attuti' la caduta. Prima di uscire prese dal vano di sicurezza, a destra della porta d'ingresso, la chiave magnetica del gigantesco robot che il suo lavoro gli permetteva di guidare, e dopo un lungo respiro si senti' pronto ad affrontare una nuova giornata. 
Il lavoro era forse l'unica cosa che dava ad Aleffio quella gioia mista a soddisfazione di cui aveva bisogno per non uccidersi. Si era fatto strada velocemente nel suo ramo, ed ora aveva un territorio tutto suo da gestire. Aleffio vendeva Obelischi porta a porta mediante un grosso robot dalle fattezze umane, mestiere con poca concorrenza e grandi profitti. La passione per gli obelischi era dilagata tra le famiglie medio borghesi, e gli affari andavano bene. Lui lavorava sodo e volentieri, incurante di ferie, vacanze, clismi, cataclismi, intemperie, intemperanze e situazioni sconvenienti. Una volta era perfino morto. Ma aveva avuto un'ottima sepoltura, e la sua assicurazione copriva il decesso, dando una possibilità di resurrezione all'anno. 
Dopo aver percorso il viale del giardino, tra muschi e licheni, giunse di fronte al grosso uomo metallico, alto quaranta metri. Sali' la ripida e tortuosa scaletta, e, come ogni giorno, gradino dopo gradino si domandava il motivo del design a elicoide tripla. Giunto al portello del robot, passo' la chiave magnetica e un rumore metallico, proveniente dall'interno dell'abitacolo, confermo' l'apertura della serratura. Seduto al comando del suo amicone metallico, Aleffio si sentiva un'altra persona. Premette il bottone rosso di accensione, seguendo con attenzione la sequenza di inizializzazione del computer di bordo. Il robot emise un fragoroso profumo di fragola, si chino' per raccogliere l'immensa valigia piena di obelischi, e come un elegante commesso viaggiatore, accese i propulsori e decollo', lasciando la triste casetta alle spalle. 
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giovedì 10 ottobre 2013

Sive

"Una persona non dovrebbe mai rinunciare a sognare. Nemmeno nelle circostanze piu' avverse, quando tutto e' perduto e non ci sono altre soluzioni oltre ad un proiettile, proprio in quel momento si dovrebbe trovare quella forza onirica di immaginare qualcosa di diverso, sognare di diventare Emoglobita può salvarti la vita...". Ellenio tolse gli occhi dal display del sedile anteriore, si volto' distratto, e con un moto circolare della mano pulì il vetro dalla condensa. L'Aerotaxi proseguiva veloce e imprudente tra i mastodontici palazzi della Megalopoli di Megalopo, re di Megalopoli. Con il volto premuto sul finestrino poteva avvertire attraverso la fronte il freddo polare all'esterno dell'abitacolo. Il display anteriore dell'aerotaxi mostrava la scritta "20033902 centimetri all'arrivo", e una miriade di informazioni tempestavano quasi tutta la vettura. Biglietti da visita di venditori di cleotoxina, preparatori di Ghiottolino, e ogni sorta di impianto meccanico era sponsorizzato in maniera più o meno invitante. Nello Sprawl era sempre stato facile procurarsi droga, impianti meccanici o materiale illegale. Quella sera Ellenio era li per un altro motivo, non era il desiderio di una sostanza ricreativa a farlo scendere cosi vicino al centro dell'inferno. Aveva letto un articolo sulle recenti esplosioni nei pressi della Chiesa Neurale poco tempo prima, sfogliando l'ultimo numero di "Ossessione per i Tigli", speditogli da un suo parente serpente. La decisione di mandarlo proprio nel luogo del disastro era stata presa dall'Agenzia solo la mattina precedente, la preparazione del viaggio aveva assunto la massima priorità' ed Ellenio aveva potuto contare sul massimo appoggio di tutti. I modi in cui operava l'Agenzia non piacevano, ma la loro efficacia aveva convinto il popolo in qualche modo a fidarsi. Non si trattava di una delle tante organizzazioni private nate dopo la guerra,  l'Agenzia era di proprietà diretta di Megalopo, re di Megalopoli. Ellenio ne faceva parte da qualche mese, di certo gli incarichi più sfortunati o pericolosi capitano ai novellini, ma l'ordine di scendere del cuore del quartiere maledetto andava oltre la sfortuna. Quando il taxi stava per segnare "0 centimetri all'arrivo" Ellenio venne invitato a osservare il display, la transazione di crediti mediante chip oculare fu istantanea, presto pote' uscire dalla comoda e calda vettura per ritrovarsi in mezzo ad una moderna versione del libro dell'Apocalisse. 
L'odore di lana merinos era pungente e intenso, il fuoco illuminava la strada principale, in lontananza l'insegna della Chiesa Neurale sembrava l'unica cosa rimasta intatta. Il grande Tiglio Argenteo era stato attaccato dalla fiamme nonostante le coperture. Ellenio immediatamente capi' quanto disperata fosse la sua impresa, come avrebbe potuto trovare causa e origine dell'esplosione senza qualche indizio...
Un vecchia donna, ricurva sotto il peso degli anni, appoggiata sui palmi delle mani con le braccia incrociate, lo chiamo' dall'oscurità di un vicolo. Era una venditrice ambulante, Ellenio diede una veloce occhiata alla merce, piu' interessato all'aver trovato una presenza umana che all'acquisto di qualcosa. Uno straccio sporco, steso per terra, raccoglieva tutti i preziosi della vecchia: cartoline del disastro, frammenti di cristallo, componenti meccaniche e viti senza fine. "Se vuole può pagare anche con arti o organi" disse la vecchia, mostrando una fila di denti neri come la notte. [..]     

martedì 8 ottobre 2013

Resistenza

Malario camminava sempre di fronte a se. Non aveva altre abitudini. Si era sforzato di cercare qualche vizio ma non riusciva mai a prenderne uno. Il medico disse che stava bene, di non pensare ad un motivo per stare male, piuttosto di mantenere la situazione sotto controllo, ma senza ostentare salute.
Malario sentiva il sangue scorrere dentro di se, e poteva annusare il profumo delle cose circostanti senza problemi. L'anno precedente aveva chiesto di essere ingessato dalla vita in su, per precauzione, e sentendosi ora risanato, forse qualcosa in lui stava davvero cambiando. Era giunto ormai il tempo per Malario di intraprendere il grande viaggio verso la Resistenza. Aveva passato tutti i controlli medici, etici, morali e fiscali. Per molti anni le gesta dei seguaci della Resistenza avevano infiammato i cuori della gente e le baracche di legno dei nemici. L'ipocondria di Malario si era manifestata proprio come ossessione, vittima del fascino della Resistenza, ma adesso era fermamente deciso a compiere tutto il cammino e raggiungere la Resistenza. Conosceva bene le regole "Perfezione fisica e mentale assoluta, rettitudine, altruismo, eterogermia e attitudine all'utilizzo delle trebbiatrici". Malario si sentiva pronto ad affrontare viaggio, regole e sguardi indiscreti.
Decise di partire un freddo mattino del mese di Brumaio. Le rondini erano ancora ghiacciate sugli alberi, morte ormai dallo scorso autunno, il vento soffiava senza tregua, e muoveva vigorosamente l'anemometro a forma di marmitta catalitica eretto nella piazza principale del paese. Malario scrutava quella piazza deserta avvolto dal proprio giubbotto di cerviolone. Il punto di partenza per il cammino verso la Resistenza era noto a molti, il punto di arrivo sconosciuto quasi a tutti. Il passo si fece più veloce e deciso, il grande anemometro e la piazza lasciati alle spalle sembravano ricordare a Malario che non si trovava più nella piazza con il grande anemometro al centro. La sua abitudine di camminare di fronte a se aveva aiutato il suo procedere diritto, e ben presto ogni forma di civiltà o di presenza umana lasciò il posto al nulla della radura. Senza esitare Malario scacciò ogni pensiero negativo, e poco a poco si rese conto di aver iniziato a correre, con un moto liberatorio e introspettivo. Accese il proprio visore vitale portatile, tutta la vita gli passò davanti. Lo scorrere delle ore, dei giorni delle settimane presto smise di essere importante. Più il tempo passava più Malario acquisiva nuova consapevolezza di se, quella prova di vita lo aveva del tutto cambiato. Si nutriva di germicidi e beveva l'acqua estratta dai giunchi selvatici trovati lungo il cammino. Poteva essere passato un mese o un anno, non sarebbe cambiato nulla, ma quando i segni della Resistenza iniziarono ad essere evidenti, il cuore di Malario si colmò di soddisfazione e serenità. Dapprima vide l'oleodotto trasparente, eretto dai primi seguaci, poi la conca equestre in lontananza, e fu certo di essere nel posto giusto, quando la grande Resistenza apparve oltre la conca, scintillante al sorgere del sole. Le prime abitazione dei seguaci erano sparse qua e la ai bordi della conca, avvicinandosi si era accorto però di quante persone, come lui, avevano abbandonato la vita normale per diventare seguaci della Resistenza, intere famiglie di adepti popolavano il centro della conca.
La grande Resistenza era ormai innanzi a lui. Uno dei due terminali era conficcato nel terreno, mentre l'altro svettava sopra le teste dei seguaci, ad un centinaio di metri di altezza. Il tipico zig zag del corpo era cromato come il resto del gigantesco componente elettronico e la scritta 10 Ohm, a caratteri dorati, donava pace e serenità ai cuori dei fedeli.
Malario, perso nell'ammirazione non si accorse che uno dei sacerdoti si stava frettolosamente avvicinando a lui con una pila a Zinco Carbone in mano.  [..]

domenica 6 ottobre 2013

Ismaia

Il sultano Ismaia, terzo di quel nome, si svegliava sempre alle prima luci dell'alba. La sua vita era scandita da rigorosi rituali dettati dall'etichetta. Il suo stesso nome, per essere pronunciato, necessitava pratica e buona memoria. Ismaia Enrico Ottavo Terzo secondogenito della Prima dinastia dei Quinti Settimi Severi, sesto di otto figli del Re e Nono Sultano delle Dodici Terre Ventennali. Poche persone tuttavia potevano liberamente pronunciare il suo nome, la grandiosa magnificenza del sultanato era ostentata infatti proprio a partire dal titolo.
Ogni mattina Ismaia apriva gli occhi nel preciso istante in cui ci si aspettava che lo facesse. Il materasso regale era programmato dal Consiglio Superiore del Riposo in modo che variasse la propria  frequenza di vibrazione al momento opportuno per la sveglia. La stanza autonomamente misurava il grado di stress giornaliero del Sultano, adattando il colore delle pareti alla giusta tonalità per far fronte alla sua cromomania. Il grande tappeto digitale quella mattina si era sincronizzato su "Mare e Fondali Marini", le increspature dell'acqua generate da ogni passo del Sultano sembravano non disturbare il grosso abalone che nuotava in lontananza verso la fine della stanza, ad una cinquantina di metri da lui.
Ismaia dopo tanti anni non era ancora riuscito ad abbandonare l'abitudine di fare colazione in piedi sulla sedia, a poco erano serviti i dieci anni di prigione scontati per quello stesso motivo, a lui piaceva osservare il proprio caffe' dall'altro dei suoi due metri di statura. "Osservare un caffe' da una distanza normale non suscita interesse in nessuno, ma osservarlo da una distanza insolita regala una prospettiva nuova alla colazione". I Media avevano naturalmente approfittato di questa stravagante dichiarazione del Sultano, e le aziende produttrici di sedie da qualche anno avevano introdotto sul mercato la sedia per stare in piedi.Dopo colazione il Sultano Ismaia passava almeno un'ora del suo tempo regale a scrivere lettere per i propri sudditi, di solito la "S" o la "I", ma non serviva a nessuno come attività.
Una settimana dopo la colazione era passata già una settimana dalla colazione di una settimana prima, e questo non andava bene al Sultano. Aveva ingaggiato alcuni esperti di Tempo e Spazio per indagare sul problema. Quel giorno la riunione con gli Esperti di Tempo e Spazio era di sicuro l'appuntamento più importante, essi avevano comunicato di avere importanti novità, addirittura una svolta negli studi, il Sultano Ismaia ne era entusiasta e impaziente giocherellava con il mercurio dell'orologio a piombo in attesa di ricevere gli Esperti a palazzo. [..]

venerdì 4 ottobre 2013

Feel


Il Professore era ancora in silenzio. L'aula attendeva un suo gesto, anche minimo, per iniziare a convogliare la tensione in qualcosa di produttivo. Qualcuno impaziente, o forse vittima dei propri nervi, a mezza voce disse "Professore posso domandare cosa stiamo aspettando?". Segui' un altra fase di silenzio, imbarazzo e lieve paura...
"Grazie per aver chiesto, il mio sistema nervoso centrale non e' più come voi lo intendete, i collegamenti in quanto tali sono diventati di natura esclusivamente elettrica, ho avuto la cablatura intera dei canali per i  neuro trasmettitori in fibra di platino, ora le mie sensazioni sono del tutto scaricabili su supporto di memoria sotto forma numerica e cedibili ad altri individui. Il mio era un silenzio meditativo, penso all'etica della mia scoperta. Sono il primo essere vivente che può vantare la capacita' di cedere sensazioni ad altri individui , mi chiedo se questa nuova abilita sia da considerarsi contro le leggi fondamentali di Etica BioRobotica, scritte e approvate dal Consiglio ormai duecento anni fa."
L'aula si fece rumorosa, tanti piccoli bisbigli sommati crearono un fastidioso marasma che convinse il Professore a proseguire il proprio discorso immediatamente. "Se pensate alle dirette conseguenze di questa nuova tecnologia, potrebbero venirvi in mente alcuni curiosi utilizzi della stessa. Ragionate sul mercato delle sensazioni. Potreste acquistare direttamente con il vostro chip di credito oculare il pacchetto di sensazioni provate da un astronauta, o da un cantante famoso. Si potrebbero presentare infiniti sviluppi pratici e un mercato nuovo potrebbe nascere legato al valore e alla unicità delle sensazioni altrui. Qualcuno potrebbe pagare tanto per vivere un discorso del presidente in prima persona attraverso i nervi del presidente, e cosi via... Qui si apre il  grosso interrogativo .. le sensazioni sono qualcosa automaticamente legato al passato nel momento in cui le si vivono. Si potrebbe dire che una sensazione diventa un ricordo nello stesso momento in cui la si vive, per poi diventare parte di un bagaglio culturale ed emozionale che accompagna la vita. Mi chiedo allora, se di stimoli dei sensi parliamo, se dati numerici puri e semplici regalerebbero quelle sensazioni che muovono il mondo forse potrebbero sostituire le droghe? Potrebbero sostituire crimini quali la pedofilia criminale, lo stupro o le violenze sugli innocenti? Potrebbe forse nascere una branca della medicina dedicata a curare le persone affette da deviazioni pericolose, dando a quelle stesse persone le sensazioni di cui han bisogno senza danneggiare nessuno per vivere quelle sensazioni realmente? Vedo tante cose attorno alla mia scoperta, alcune ottime alcune maledettamente pericolose. Cosa potrebbe succedere poi se per produrre sensazioni sempre più estreme allora le persone iniziassero a compiere crimini sempre piu’ efferati con il solo scopo di registrarne il pacchetto emotivo e venderne il contenuto. Temo che qualcuno possa approfittarne per generare guadagni formidabili e danni irreversibili, mentre mia intenzione e' donare all'umanità il frutto del lavoro di una vita, una volta appurato che sia un passo avanti e non un salto indierto"... Da molti anni in quella facoltà di medicina robotica non si era sentito un applauso cosi vasto e rumoroso, sincero e colmo di ammirazione. Le parole del vecchio insegnante avevano davvero toccato il cuori degli studenti, la genialità della scoperta appena rivelata, unita alla implicazioni possibili, avevano dato argomenti di discussione per i prossimi mesi. Io nel mio angolo in ultima fila stavo cercando di estrarre il grosso incisore rupestre conficcato nella mia mano, erroneamente avevo impostato il quaderno su “pietra e materiali solidi ” e quel maledetto incisore era dannatamente appuntito.
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mercoledì 2 ottobre 2013

Xplo

Ci fu una prima esplosione, poi silenzio. La seconda segui' dopo poco. Schegge di cristallo color lana merinos finirono ovunque nella via, anche a grande distanza dal nocciolo. La scritta luminosa della Chiesa Neurale si era curiosamente salvata dalla catastrofe, tra fuochi e polvere, spiccava da lontano illuminando una circonferenza di raggio unico. I soccorsi non tardarono ad intervenire. La sirena della squadra degli Uragani dei Tigli si sommò al caos acustico che negli ultimi dieci minuti aveva mandato in allerta un'area ben più ampia di quel quartiere maledetto. Il grande Tiglio Argenteo fu circondato e messo a riparo prima di ogni altra cosa. Noi stavamo tutti vicini, cercando di dare soccorso a chi ne avesse più bisogno. Notai in mezzo alla folla un amplificatore operazionale, il caratteristico triangolo era intatto ma il terminale retro azionato era del tutto fuori uso. Decisi di portarlo a casa per ripararlo con calma in un secondo momento. Nello stesso luogo ove giaceva il dispositivo elettronico trovai anche alcune pattine da disegno e un grosso meneghello a orologeria. Passarono molti inverni e molte estati dopo quella famigerata sera, e ancora oggi mi chiedo cosa sia il meneghello, e come sia stato possibile che un oggetto senza definizione avesse un nome e un attributo meccanico periodico.

martedì 1 ottobre 2013

Blu

Era solo l'inizio, il tempio si ergeva di fronte a noi, quattrocento scalini separavamo la nostra brama di sapere dalla voglia di tornare a casa. Il mastodontico uomo scimmia guardava in basso, intento ad aprirsi il costato con entrambe le mani  per mostrare il proprio cuore ai fedeli. La scala per raggiungere il luogo sacro era ripida e stretta. Un odore di viticci avvolgeva i fedeli, chini sulle proprie colpe, desiderosi di salire per chiedere aiuto al sacro pavone o all'uomo dalla testa di elefante. Il suono della penitenza accompagnava il cammino di quel serpente umano che non sembrava avere inizio e fine. Iniziammo la salita, con una grossa noce in mano e uno stato di allerta quasi offensivo. Raggiunta la meta' della prima parte di cammino, tutto si fece blu. Fu un blu incredibile, noi, increduli a causa del blu, ma decisi a completare il viaggio, iniziammo a spingere per aprirci un varco tra le genti. Le genti a loro volta, si confusero nel blu, e noi con loro, fino a raggiungere il massimo blu sostenibile da gli esseri umani.

martedì 24 settembre 2013

Ph

Io me ne stavo li sul divano assorto a guardarlo. La casa era esattamente come doveva essere il “suo” luogo d’arte. Confuso e pieno di idee. Colori, pastelli e pennelli formavano un fitto tappeto disordinato che mi mandava indietro con la mente fino a gli anni dell’asilo, quando la creatività era davvero stimolata, senza mouse e tastiera. Il luogo era permeato da un intenso odore di vernice acrilica che invitava anche l’olfatto a godere della sua arte prendere forma. 
Le pareti dello studio erano decorate con tele di grandi dimensioni e impatto, “le Apocalissi”. Una dopo l’altra, suggestive figure femminili dolci e malefiche mi stavano osservando dall'alto della loro posa statuaria. Lui stava li in piedi, intento a mescolare colori con le dita, sporco e felice. I toni scuri di un paesaggio metafisico, dall’arancione al nero, davano forma a quella mente tanto contorta quanto profonda. Avrebbe potuto dipingere qualsiasi cosa in qualsiasi momento. 
Assistere a tutto ciò faceva di me un uomo fortunato, quella sera il semplice invito di un caro e vecchio amico mi aveva dato la possibilità di vivere fuori dallo spazio e dal tempo, assorto nello scoprire il suo angolo di anima. 
Tutto quello che mi stava circondando nel raggio di 2 metri in qualche modo era collegato a un momento passato della sua vita, e anche se ignoravo del tutto quale fosse l’origine di molte cose, pensavo di sapere perché fossero li. Fin dai tempi del liceo avevo imparato a conoscerlo e ad apprezzare il suo modo di prendere la vita, abbiamo trascorso insieme gli anni migliori e anche se poi le circostanze a volte ti guidano lungo percorsi diversi, sapevamo tutti e due che l’amicizia è una forza conservativa, non conta molto la traiettoria che segue.
Quella sera stavo ricostruendo tutto il passato, a colpi di piccoli particolari, mescolati tra vecchi e nuovi ricordi. L’attività mi era gradita e aver ritrovato quella persona probabilmente fu la cosa migliore di quell’anno..
Perdersi assorto nelle arti figurative, come potrebbe dire un Leopardi non troppo preso male, era un bel “naufragare”. In quel momento lui stava sfumando alcune ombre su una siepe con un colore marrone scuro, non parlavo per non rischiare di perdermi qualcosa. Ad un tratto iniziò lui:“..qui l’ombra forse dovrebbe essere dall’altra parte, ma che cazzo me ne frega? Dopotutto questo è il mio mondo, l’ombra va dove di coio. Tutto va dove dico io, sono io che creo.. creo.. creo..invento.., questo mondo decido io come va. Certo che …faccio tanto il sinistroide, ma in fondo dipingo per poter dire – qui si fa come dico io e basta – con le mie regole e i miei tempi, altro che”. 
Il mio silenzio era stato premiato con questa verità tanto solenne quanto pungente. Quanta lucidità e freddezza in questa frase. 
Ma voi avete mai pensato a quanto sia importante per tutti avere un luogo dove poter dettare legge? Che sia un giardino in cui plasmare la natura, o un foglio da ricamare con un pensiero, cerchiamo tutti un angolo in cui poter essere dittatore, despota e tiranno.
Dopotutto cosa significa arte? Esprimersi liberamente senza schemi, o seguendo solo i propri. 
Liberamente… la parola magica …”libertà”, date ad un uomo la sensazione di essere libero e questi si sentirà subito felice e stimolato. Quella liberta' lui sapeva viverla fino in fondo. Trovava stimoli in tutto, una dote tanto rara quanto geniale. 
L'essere umano per natura ha bisogno di quello stimolo, quando non lo si sa trovare o se viene a mancare, allora entrano in gioco la psicologia, la farmacologia, le benzodiazepine, e la noia.
Fate caso ad alcune coppie, sguardi vuoti, annoiati, silenzio e imbarazzo. Poi guardateli dopo che si sono lasciati, tolto il dramma, tolta la fase di assestamento, cosa si vede? Lei probabilmente avrà una pettinatura nuova, qualche kg in meno, e un bel vestito nuovo.. Lui avrà comprato una moto, sarà tornato in palestra, sarà più abbronzato, o avrà riscoperto amici, sballo e divertimenti vari …. 
..Si sentiranno rinnovati e avranno stimoli per continuare a “rinfrescarsi”. Ma vi siete mai chiesti perché? Tutte le attività citate sono fattibili anche durante un rapporto di coppia, ma hanno un sapore diverso. La verità è che lo status mentale di “impegnato” coincide con “limitato” a torto o a ragione ci si sente come se il freno non potesse essere tolto. Poi un giorno accade che qualcuno rilascia il tuo freno, sul momento lo odi, poi capisci che arriva nuova linfa, e nuovi stimoli ti autorizzano ad andare oltre. E poco mi interessa se state pensando che la vita non è cosi negativa, e che l’amore trionfa ….. sapete bene che è un elegante modo di raccontarsela.

Eravamo migliaia

Eravamo migliaia, o forse eravamo a migliaia. Eravamo molti, ma non saprei dire quanti. L'ultima cosa che mi venne in mente in quel momento fu di contarci. In verita' sentii una voce provenire da una non ben precisata zona dietro di me, qualcuno propose di contarci, ma fu calpestato, si rese conto solo dopo molte ore di quanto inadeguata fosse la sua proposta. Eravamo migliaia, tutti vicini... sui nostri volti era dipinta un'espressione a meta' tra il dubbio e l'angoscia. Dopo molte ore, moltissime ore, molte piu' di quante si potessero definire troppe ore, accadde qualcosa di unico. Un uomo molto giovane con gli occhi finti chiese di poter parlare. Si alzo' su un pietrone acceso, si schiari' la voce usando una versione portatile di photoshop, e quando il silenzio inizio' a farsi sentire, decise di parlare. Le sue parole ancora oggi ritornano alla mia mente, furono parole decise e inequivocabili, lasciarono un segno in tutti noi. noi che avevamo potuto viverle. Aveva fatto una lunga pausa, volutamente lunga, di quelle pause che se fossero meno lunghe mostrerebbero insicurezza. Quella lunghezza giusta che trasforma una pausa in un discorso di per se inequivocabile. Le parole furono dure, ma giuste. "Perche' siamo qui?". Tutti iniziarono a guardarsi attorno, la risposta doveva essere li tra noi, da qualche parte. Tutto fu silenzio. Nessuno aveva una risposta. quando si e' tanti in un posto un motivo ci deve essere, ma quando si e' tantissimi o anche di piu', allora si deve essere auto giustificati dal numero. Andammo a casa, a migliaia.

domenica 16 dicembre 2012

Save your life

Si entrava uno alla volta. Il tempo sembrava scorrere unicamente grazie all'insegna luminosa della sala d'attesa e non per una qualche propietà periodica vibrazionale di un comune cristallo. La stanza era asettica. Le pareti banchissime si confondevano sia con il pavimento che con il soffitto, non era possibile distinguere dove finisse l'uno e iniziasse l'altro. Le persone erano ordinatamente invitate a munirsi di tatuaggio numerico e connessione spinale accessibile, la quasi totalità dei pazienti sceglieva il collo o la base del cranio, qualcuno preferiva invece posti più nascosti come talloni o polsi. Il pagamento avveniva tramite chip di credito oculare, e variava in base alla quantità di dati da trasportare.
Io mi ero deciso a fare il "passo" solo qualche giorno prima. Mi ero convinto che fosse la soluzione più sicura per non perdere niente. I miei genitori avevano fatto la stessa cosa, ma con tecniche rudimentali e di certo più dolorose, i miei nonni invece non avevano potuto accedere a questa tecnologia, a quei tempi il backup dei ricordi su banco di memoria era ancora fantasia.
Mi voltavo a gardare la fila dietro di me sempre più densa, mentre mi inquietava la porzione di fila prima di me che si stava velocemente riducendo. "76020", ero io, toccava a me. Camminando lentamente verso la porta rossa cercavo di fare lunghi respiri, e ad ogni ciclo di aria nei polmoni mi sforzavo a trattenerne un po dentro il petto per combattere l'ansia con una postura fiera ed eretta. Una curiosa infermiera alta e gentile mi invitava ad accomodarmi sul lettino e a scoprire la mia connessione neurale. Il dolore di quell'impianto si faceva ancora sentire, ma avevo speso molti crediti per ottenere un lavoro pulito e perfetto. Troppi i casi di infezione nell'ambiente degli impianti bio elettronici.
Fu tutto molto rapido, non indolore ma decisamente meglio del previsto. Uscii dopo 30 minuti esatti, senza più quel peso sullo stomaco, con la mia esisteza e quella della mia intera famiglia salvata al sicuro su un sopporto di grafene rosso. Sorridevo pensando che fare un backup è sempre stata una buona idea.
Ora potevo assumere qualsiasi cosa, qualsiasi sostanza psicoattiva che lo Sprawl conoscesse mi era concessa. Questo si chiama, salvarsi la vita.

giovedì 13 dicembre 2012

Naoto Fake

Io lo schifo Naoto. Sono nella giungla sotto le Torri, mi confondo tra le Tigri, mangio nella tana tra loro, non pago. Loro fanno di tutto per farmi sentire Leone, ci sono troppi Dragoni, per questo resto Lupo solitario, laze biosas. Secondo loro sono nato Scimmia ma è meglio essere Falco per evitare le Iene. In questa giungla di Avvoltoi, occorre stare all'erta, non ci sono piu Gazzelle da mangiare, solo Formiche pronte a rovinare la mia criniera.

giovedì 18 ottobre 2012

Postatomici

Noi postatomici conosciamo bene la cruda realtà di certe cose. Dopo Venti e Dieci volte ci siamo svegliati da un torpore durato per trenta inverni. Non cerchiamo il Paradiso ma conosciamo bene l'Inferno, non vogliamo acqua bollente ma sappiamo cosa fare del ghiaccio. Quando fa freddo dentro ci scalda solo la volontà di provare il freddo più duro. Andiamo avanti peso, con l'odore di asfalto calpestato alle spalle. Non ci ferma un nuovo dramma, non fa notizia. Balliamo al suono del basilico, usciamo solo se serve, troviamo sempre il modo di farvi sentire superiori, mentre da sotto decidiamo quando farvi crollare.    

martedì 9 ottobre 2012

Passavo

Io stavo passando, era ancora presto, ma troppo tardi per dire che fosse un'ora ragionevolmente classificabile come tra quelle che rientrano nelle "prime ore del pomeriggio". Era uno di quei momenti in cui nessuno dovrebbe ricevere una telefonata. Io stavo passando, senza pensare al dove, ne al perchè. Ero in un moto senza proposizioni di luogo. Ad un tratto da una cabina pubblica si sente un acuto squillo di telefono. Io stavo passando, non potevano cercare me, ma risposi. Infatti non cercavano me, ma qualcuno che non si sa con che probabilità poteva essera li in quel momento. Il bello di passare è che certe cose se non passi non le vedi.

lunedì 8 ottobre 2012

Nello sprawl 1

Il posto era quello, S.W.Plaza. Eppure non c'erano chiare indicazioni di dove fosse l'igresso. Mi sono fidato della massa informe di persone che tentava di attraversare la strada. Tra i fumi di scarico delle auto, il rumore di clacson dei taxisti e il rombo secco e confuso di mille motorini, tentavo con un po' di fortuna di guadare quello che mi sembrvava un Acheronte urbano, con la stessa temperatura infernale, che la maledetta scritta elettronica "94°F" sul tabellone di una stazione di benzina  voleva cosi intensamente confermare. Il serpente di asfalto percorreva tutto il limite del mio campo visivo da sinistra a destra, mentre la costruzione grigia e rossa che avevo di fronte, era mio malgrado la cosa piu simile ad una meta, il posto doveva essere quello.
Ne avevo sentito parlare solo qualche giorno prima, il mio vagare mi avrebbe portato altrove, magari non avrei mai saputo dell'esistenza di tale luogo cosi lontano dalla logica. ma l'ostinato obiettivo che mi ero posto aveva preso il sopravvento sul buon senso, guidandomi oltre i limiti della prudenza. 
                             
                                                                                                                                             [...continua?]